«Dobbiamo nutrire il futuro. Solo unite ce la possiamo fare». La copertina del numero di dicembre di Bet Magazine, di Ilaria Myr, 12/12/18

È lunedì, e come ogni settimana da qualche anno a questa parte, alcune donne vestite di bianco e azzurro si ritrovano in una sala della Knesset. Il 12 novembre non è però un lunedì come tutti gli altri: dal giorno prima il sud di Israele è sotto l’attacco dei missili lanciati da Hamas dalla Striscia di Gaza, e per chi abita al confine è l’allarme rosso che scandisce il tempo. Ma nonostante ciò, queste donne – arabe, musulmane, ebree, cristiane – anche in questo giorno vengono a parlare di pace davanti alla Knesset. Sono le attiviste del movimento Women Wage Peace, “le donne fanno la pace”, che oggi più che mai vogliono fare sentire la propria voce e fare vedere che ci sono.

«In un’occasione come questa, invece di dover venire io qui alla Knesset, mi sarei aspettata che la Knesset venisse da me! Voglio vedere se, con la loro politica, possono vivere sempre in allarme rosso, costantemente nella paura per la propria vita». A parlare è una di loro che vive al confine con Gaza che, dopo una notte di terrore, sfoga la sua disperazione con le “sorelle” (così si chiamano fra loro) del movimento. Alcune sono musulmane velate, altre ebree religiose, altre ancora donne di sinistra dei kibbutzim, tutte però accomunate da un’unica volontà: non vivere più in uno stato di guerra costante e tornare ai negoziati di pace.

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